Canto di Natale, c’è sempre un po’ di Scrooge in ciascuno di noi

Emozionante. Il Canto di Natale a “Il pozzo e il pendolo” è emozionante. Mette i brividi e ai più sensibili fa scendere una lacrima. Mette in moto dei campanelli che ignori totalmente di avere. Vibra dentro e ti fa rendere conto che solo dopo aver ascoltato la storia il Natale può avere inizio. Dopo una rampa di scale ti ritrovi catapultato in un’atmosfera magica, curata nei minimi particolari, dove questo teatro napoletano, noto ai più come tempio del giallo e famoso per ospitare noir e polizieschi si trasforma in qualcosa di caldo e avvolgente. Caldo come la cioccolata bollente che ti offrono verso le ventidue, e avvolgente come il plaid che puoi prendere in caso di necessità.

Proprio come se stessi davanti ad un caminetto acceso e scoppiettante a mangiar caldarroste.

Ad un tratto arriva lui. Paolo Cresta, il narratore. Ha dei modi gentili e un’aria da scrittore di talento ma squattrinato. Proprio come lo fu  Dickens, prima del successo. E proprio come avrebbe fatto lui, inizia a raccontarti la più bella e affascinante storia sul Natale. Pian piano il giovane lord inglese lascia il posto a personaggi talora grotteschi e talora adorabili, modulando voce e viso, gesticolando e battendo i piedi. La storia esce dalla sua bocca, dai suoi capelli, dal suo sudore che scorre copioso per la fatica immensa di interpretare tantissimi personaggi contemporaneamente. È tutto sospeso, etereo, rimbalza da un suono all’altro creato in maniera impeccabile da Carlo Lomanto, collega e amico che al momento giusto fa trasalire o sognare, semplicemente utilizzando un mixer. E così trascorrono due ore piacevolissime, intervallate da piccole pause di ristoro, perché la mission della serata è “farti stare bene”. E tu bene ci stai davvero.  Anzi, ti avvisano che se ti viene da dormire puoi farlo tranquillamente. Ma dormire è impossibile, per tutte le emozioni che si scatenano dentro di te. Son stata talmente bene che non volevo più andar via, tant’è che ho chiesto a Paolo e Carlo  di concedermi una chiacchiareta.

Paolo, “Il pozzo e il pendolo” mi sembra una cornice perfetta per ospitare il canto di Natale di Dickens. Qual è il tuo rapporto con questo teatro?

È un rapporto speciale, ho portato qui questo spettacolo già alla sua apertura. Sono trascorse nove edizioni ed è sempre fantastico, perché per raccontare una storia del genere ci vuole intimità, ci voglion delle poltroncine comode. E qui ci sono. C’è bisogno di atmosfera, di complicità, di guardarsi negli occhi, e qui è possibile.

Durante lo spettacolo ho ascoltato molte voci diverse, ma mi sono persa nel conteggio. Quante ne sono?

Parecchie, di preciso non lo so, ma parecchie. Spesso sono sfumature, ma altre sono vere caratterizzazioni. Molto complicato tenerle a mente. Ma oramai fanno parte di me, sono abituato e coesistono dentro di me.

Ho visto che fai una fatica pazzesca sul palco. Parli con ogni singolo muscolo del viso e del corpo. Fai una preparazione particolare, oppure oramai hai fatto il callo?

Ma no! Ieri sono stato in giro tutto il giorno! Non ho bisogno di fare esercizi fisici, quando salgo sul palco mi trasformo.

Che rapporto hai con il pubblico?

Guardo negli occhi tutti, entro in empatia con loro, so esattamente cosa stanno provando in ogni momento. Sento io stesso le emozioni che sto trasmettendo. Vedi, oggi c’era una signora che è venuta per l’ottava volta in otto anni, e ciononostante nell’ultima parte della storia le ho visto scendere i lacrimoni. Per molti oramai siamo una tradizione, una sorta di momento intimo, dopo il quale può partire il Natale. Siamo una sorta di passeggiata nella strada dei pastori. Una tappa del periodo natalizio.Chi viene la prima volta, ritorna l’anno dopo portando parenti ed amici, e questo ci riempie di gioia.

E invece raccontami di te Carlo, come vi siete conosciuti e come scegli la musica?

Paolo è venuto ad ascoltare la musica che facevo ed è rimasto colpito. Ci siamo provinati a vicenda. Quando l’ho visto recitare per la prima volta ho reputato fosse un genio, e da allora non ci siamo più lasciati. Oggi siamo amici. La musica è stata riadattata per il nostro spettacolo, faccio tutto elettronicamente e dal vivo, deve esserci molta complicità per essere così simultanei!

Grazie mille per quello che avete trasmesso stasera ragazzi. Con voi si vive una catarsi, un momento in cui come Scrooge ti liberi delle catene che ognuno di noi ha. Avete fatto smuovere un campanello interno, mettendo in luce quali siano i valori per i quali vale la pena vivere e che spesso la vita troppo frenetica e veloce non ci permette di apprezzare in pieno. E per questo non vi ringrazierò mai abbastanza. Ora, siccome mi sono innamorata artisticamente di voi, mi dite un progetto futuro, una storia nel cassetto che sperate di poter mettere in scena?

Ci piacerebbe realizzare Ventimila leghe sotto i mari, ma è davvero complicato…chissà.

Se lo farete, io ci sarò! Grazie e buon Natale!

Quando sono uscita dal teatro, passeggiando per le vie del centro super affollate anche a quell’ora, ho deciso in cuor mio che questo Natale sarà diverso.

_____
CANTO DI NATALE

di Charles Dickens
E finalmente comincia, davvero, Natale

Teatro il pozzo e il pendolo in Napoli
info e prenotazioni 0815422088

Francesca è una tarantella. Non sta ferma un attimo... Sarà il mare, il Vesuvio, il sole, il sale e il pepe ma è una che non si arrende mai! A seconda delle esigenze diventa una community manager, una cake designer o una raccontastorie! Ha scritto per noi Ma non era un cupcake?, ed ora la sua rubrica è "Viral" fateci un salto!