Il porno messo a nudo

Porno Mondo 3 - ph Jacopo Quaranta

Non vado spesso a teatro. Vado dai comici, quando riesco e ne ho voglia. E sarò stata a un paio di spettacoli di “denuncia”. Mi piace, il concetto di teatro di denuncia. Mi conferma la convinzione che sto guardando attori liberi, più liberi dei figoni in 2D del grande schermo. Solo che non ho mai voglia di uscire la sera per arrabbiarmi un altro po’, e quindi passo. Colpa mia.Ma questa volta no. Questa volta, io, a uno spettacolo che si chiama “Porno Mondo” ci vado, eccome. Primo perché mi fa ridere, mi interessa, mi incuriosisce. Come tutti gli argomenti che girano intorno al sesso. Perché? Mi diverto a parlarne come se stessi ordinando una pizza. E questo è probabilmente colpa della convivenza forzata, durante i cinque anni di liceo, con un professore che mi ha insegnato per prima cosa a chiamare tutto con il proprio nome. Soprattutto pene e vagina. E Kamasutra. E a volte anche qualche cazzo. Mi è rimasto addosso come esercizio contro l’ipocrisia dilagante.

un professore che mi ha insegnato per prima cosa a chiamare tutto con il proprio nome. Soprattutto pene e vagina

Secondo, ci vado perché parlarne, dopo, non sarà facile. Ti sfuggono quelle parole scomode: pene, vagina, sesso, ma anche squirting, anal e B&D (che non è la versione evoluta di Bed and breakfast), così, che è un attimo. E devi fare di tutto per non sembrare una depravata. Per non dire quello che è lì, anche sotto la tua, di pelle, caro il mio lettore. Quello che di solito viene fuori solo una volta che si spengono le luci e sei accanto a qualcuno che ami. Di cui ami non per forza e sempre l’anima, il cervello, il carattere. Puoi amarne anche solo il corpo. Può essere anche più di uno, perché no. L’importante è che, finalmente, ti lasci andare.

Ecco, a Porno Mondo, non andateci, se avete problemi a lasciarvi andare. Andateci invece se avete problemi a lasciarvi andare, ma sapete che potete farcela, prima o poi. Andateci tantissimo se volete aggiornarvi sul porno 2.0, scoprire cose che non immaginavate neanche e stupirvi ancora.

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Perché, rigirando le parole, c’è davvero tutto il mondo del porno, dentro a quella stanzina del Teatro dell’Orologio. E per aiutarvi a guardarle dritte in faccia, tutte quelle porno-parole, all’ingresso vi consegneranno delle maschere. Mettetele. Tenetele su sempre e non solo quando, a un certo punto, vi serviranno per un esperimento (che non richiede altro sforzo che tenerle sul viso).

Lo scenario è semplicissimo: un separé illuminato da dietro e tre attori. Un uomo e due donne. Due donne (s)vestite. In guepiere, tacchi a spillo, pizzi e strap-on. Ognuno ha un ruolo e racconta una storia. C’è la cam-girl, quella che si spoglia davanti a una webcam a pagamento, c’è la mistress, quella che accoglie i clienti nella propria casa e non ci fa sesso, li domina e basta. Li domina facendo cose di ogni tipo. E ve le racconterà tutte.

Lui anche racconta a un certo punto, e vi chiederete come mai un uomo racconti cose così intime. Ma per lo più è lì a farvi da guida in questo universo parallelo, che tanto parallelo non è, anzi, forse è solo ben nascosto. Per quasi due ore, che voleranno via veloci, vi parla di persone che vendono il proprio corpo, di altre che lo comprano, di quelle che forse potresti definire depravazioni, ma rispetto alle quali a un certo punto ti fermi e dici: ma chi sono io per giudicare?

c’è la mistress, quella che accoglie i clienti nella propria casa e non ci fa sesso, li domina e basta

Ne ho parlato dopo, con lui, la voce narrante. Sono rimasta esterrefatta da alcune cose. Da ragazze (e ragazzi) belli, di buona estrazione sociale, che non hanno bisogno di soldi, che si trovano su internet e sono convinti che fare sesso in webcam equivalga a una sana e antiquata penetrazione.

Giusto? Sbagliato? Dove arriveremo di questo passo? Dov’è finito il buon vecchio incontro amoroso? Ma c’è mai stato? O la prostituzione esiste dalla notte dei tempi per un motivo?

Marco, a fine spettacolo, dice che vi lascia con una domanda. Mente. Ormai ha nutrito a tal punto il vostro cervello di informazioni che quello ha cominciato a riempirsi di interrogativi e giudizi e sconvolgimenti. E questo è quello che fa il teatro quando funziona, secondo me: vi solleva un secondo da vecchie questioni irrisolte, per poi andarci giù ancora più pesante, facendone partire altre che prima non potevate farvi, perché non avevate abbastanza informazioni.

BN9suy6TwuEIl sesso non è storia di api col miele. Il sesso è una strobosfera: ha una quantità infinita di specchietti, è divertente ed è molto, molto, più bello, se illuminato da mille luci.

Il porno, a volte, è fatto di specchi che distorcono quello che vediamo. E però merita davvero di essere guardato dritto negli occhi, nudo, come piace a lui.

 PORNO MONDO

Denunciaci, ci dà piacere!
Con attori che non vogliono rivelare la propria identità
Altri attori che non sanno di esserlo.

Scritto da Dario Aggioli e Katiuscia Magliarisi
Ideato e diretto da Dario Aggioli
TEATRO DELL’ OROLOGIO in Roma, dal 25 marzo al 13 aprile, ore 21.30