Meretrices, tra le pieghe dell’ipocrisia

Katia Tannoia in scena Meretrices (specchio)Prego, fatevi avanti, non siate timidi. Questo è il luogo ideale per qualche ora di svago. No, non chiamatela casa di tolleranza, questa è la casa delle Veneri. Donne bellissime, dee di bellezza, esperte nell’arte amatoria. Ma bisogna aspettare il proprio turno, ed intanto, nell’attesa, lì infondo c’è il bar.

Consumate… consumate pure in tutti i sensi! Non importa se siete marinai, militari, professori, o giovanotti di primo pelo, qui i prezzi sono indicativi, siete liberi di pagare anche di più se volete. £1.50 per una botta singola, £2.50 per una doppia, e £3 per una tripla… tre? ma come siete ottimisti! Ogni marchetta verrà annunciata con il suono di un campanello, così quando uscite, potrete pagare a me le prestazioni, qui alla casa. E non preoccupatevi della sifilide, ogni settimana il dottore visita le mie ragazze, perché con noi l’unica cosa contagiosa è la voglia di tornare ancora.

Femmena si doce comm ‘o zuccher, però sta facc d’angel t’ serv pe’ ngannà

Prostitute, puttane, lupe. Possiamo chiamarle come vogliamo e far finta di non vederle, eppure son lì. Son lì da sempre, in fondo è il mestiere più antico del mondo. Dai Sumeri ai Greci, dai Romani fino ai giorni nostri.

Non se ne può fare a meno. Frutto di un’esigenza fisica immortale, tacciata sovente come immorale, che non può essere estirpata. Non è mai esistita una società nella quale del sesso non si sia fatto merce, e mai probabilmente esisterà.

Foto a cura di Marco VeneziaMa questa volta a parlare sono loro, il cuore pulsante di quelle mura, di quei letti stropicciati all’odore di talco: la Maitresse, una puttana, uno zio che accompagna il nipote per la sua “prima formalità fisica”. Ad ognuno la sua stanza: chi l’ingresso, chi la sala d’attesa, chi la camera da letto. Un viaggio tra musiche, parole ed emozioni, per raccontare una realtà spesso riferita di sottecchi, e quasi mai approfondita. Una realtà trascurata, definita “la fogna” dell’umanità. Vivrete un inevitabile confronto di vite vissute, di esperienze, di sensazioni, e, infine, un paragone quasi obbligatorio con l’Italia di fine ottocento.

Certo… la vita è dura in ogni cuore ci sono momenti di dolore

Una storia conosciuta, spesso edulcorata sui libri di scuola, di quel meridione maltrattato come se fosse (sic!) una puttana.  Abusato, privato di ogni dignità e spogliato di tutto, per poi essere dimenticato, solo e privo di speranza.

La bellissima ambientazione, la bravura degli artisti, le coinvolgenti musiche e la profondità dei monologhi vi condurranno in viaggio alla scoperta di un luogo che conserva ancora pagine di storia poco raccontate, e anzi celate dalla città stessa.

Tutto questo è “Meretrices – Tra le pieghe dell’ipocrisia”, il format teatralizzato presentato a Napoli dall’Associazione Culturale NarteA e inserito nell’ambito del Maggio dei Monumenti 2015: O core ‘e Napule, Cori, Cuori e Colori di Napoli, incentrato sulla musica e con l’amore, anche mercenario, come filo conduttore.

 

Meretrices – Tra le pieghe dell’ipocrisia

di Febo Quercia

Interpreti : Marianita Carfora, Annalisa Direttore, Peppe Romano, Katia Tannoia

Musica del Maestro Biagio Terracciano

Foto di Marco Venezia

info qui: Associazione Culturale NarteA 

Nata in un caldo giorno di novembre del non troppo lontano 1990, vive oggi tra la Campania e l'Abruzzo. Trascorre il suo tempo libero a bere caffè, leggere libri e ascoltare musica, e se queste cose le fa insieme ha dichiarato pubblicamente di raggiungere il nirvana. Non ha ancora incontrato una pizza che non le piaccia e adora quando le fanno i complimenti per la sua cucina. Ha un debole inspiegabile per le commedie che finiscono bene, le giacche colorate e per i video di capre che urlano come uomini. Finissima estimatrice di web e tv trash, la potete seguire su facciunsalto.it nella sua rubrica musicale Stop&Rewind, fateci un salto!