A Mare Salento, vento in poppa e sale sulla pelle

IMG_3584 (Large)Senza respiro, pochi secondi di apnea. Il Sole lascia all’acqua l’ultimo lembo di pelle sferzata dal vento. Cinque bracciate verso il fondale basso, forse sei. Sulla maschera si staglia la Signora di questo mare, la Madonna dei Naviganti. Nel toccarla, le si affida ogni nostra misera speranza.

Siamo a Porto Cesareo, provincia di Lecce, perla del Salento, l’antica Portus Sasinae dei Romani. Da qui le navi commerciali s’approvvigionavano di olio, vino, grano e prodotti delle fertili e ricche zone interne, per volgere poi le vele verso Levante.

Riemergo verso il sole accecante delle cinque, un capannello d’acqua dondola sul bordo inferiore della maschera, rifrangendo l’imbarcazione e facendola apparire ora più lunga, ora più larga.

Il trimarano a motore che ci ospita naviga lungo costa, il vento lo asseconda, la pelle si tinge del sapore sapido del sale. Sull’orizzonte, poco lontano, si stagliano l’Isola dei Conigli e, a poca distanza marina, in traiettoria, l’Isola della Malva. Dal profilo costiero fanno vedetta le Torri saracene, e par di vedere intrepidi cavalieri galoppare a perdifiato per avvertire i commilitoni del sopraggiungere di imbarcazioni nemiche, o dei pirati levantini. Le suggestioni sono a portata di mano, ed è sensazione d’un momento l’accorgersi che là non si è parte solo della natura, ma anche di una storia millenaria che ha visto avvicendarsi innumerevoli antiche navi veleggianti in questi mari.

Senza respiro, pochi secondi di apnea. Qualcuno in più. Stavolta le bracciate saranno dieci, dodici forse. Abbastanza da tappare le orecchie, quel poco da fare avvertire la pressione in chi non è avvezzo alla pratica del nuotare profondo, senz’aria nei polmoni. In lunghezza, occorre volgere lo sguardo in alto, e ancora in basso, per abbracciarle tutte. Imponenti, bianche, sul fondale di Torre Chianca riposano da quasi due millenni sette colonne romane di marmo cipollino, nove metri in lunghezza, mute testimoni del naufragio di una nave lapidaria proveniente dall’isola greca di Eubea. Forse un temporale, forse un incendio a bordo. Grida. Qualcuno di sicuro ha esitato, qualcuno ebbe paura. Quante saranno state le vittime di questa sventura che si perde remota tra le pieghe del tempo?

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C’è fame d’aria, mentre appare chiaro che sotto la pancia del trimarano riposano placidamente mille e più libri di storia. Riemergo verso il sole accecante delle cinque, un capannello d’acqua dondola sul bordo inferiore della maschera, rifrangendo l’imbarcazione e facendola apparire ora più lunga, ora più larga.

A bordo è partita, gradevole, una pizzica di sottofondo, ad accompagnare l’ultimo ancoraggio presso l’Isola della Malva, che di notte diviene il ricovero dei gabbiani della zona, e s’ammanta come neve del bianco setoso delle loro ali. Nel Negramaro miscelato alla Malvasia annegano i ricordi della giornata, tra un tarallino e una fetta d’anguria, mentre si fa rotta verso il porto di partenza in vista del tramonto che all’orizzonte, lento, cede il passo alla frizzante vita notturna dei piccoli porti salentini.

 

 

Siamo stati a bordo del catamarano di A Mare Salento

Minicrociere in catamarano, snorkeling con attrezzatura inclusa e degustazioni di prodotti tipici espressi e vini autoctoni, feste private, escursioni personalizzate e tanto altro, a Porto Cesareo (LE).

Info e prenotazioni qui.

L’idea di creare amuse .it è stata sua. Ma è il suo unico merito, tutto il resto è opera di tanti altri. Non va mai a dormire se non è morto di sonno. Scrive dalla tenera età; ama viaggiare, scoprire, conoscere. Emozionarsi.