“E il silenzio trova le parole” – Niccolò Fabi all’auditorium di Roma

Le parole… le lancia con la mano di un tennista, piccoli missili d’oro da rimandargli indietro solo per dirgli grazie. E invece è lui qui a dire mille grazie a noi, dopo ogni pezzo. Noi, il suo pubblico di Roma, una specie di fratelli d’anima. Ci ritroviamo ancora, tutti più grandi, ma sempre innamorati. Delle sue parole, uniche da oltre vent’anni, dei riccioli un tempo d’oro e adesso grigi che gli accarezzano pensieri e sguardo. A questo concerto ho deciso di portare la mia amica del cuore, non lo conosce, ma di me si fida ad occhi chiusi, e poi dipinge, come me. La bellezza la commuove. Onestamente non riesco a pensare ad un altro musicista contemporaneo che più di lui possa rappresentare la bellezza.

 

Il concerto si apre con un buio totale in cui si insinuano giochi di colore affascinanti e imprevedibili e in uno di questi giochi fanno il loro ingresso Niccolò e la band. La prima canzone appartiene al nuovo lavoro, “Tradizione e Tradimento”, uscito a ottobre dopo due anni di stop. È il 19 di gennaio, oggi e domani sarà all’auditorium, nella sala più grande, la S.Cecilia. Sold out, per entrambi i giorni. Sono cosi contenta, è importante per la gente imparare dalle sue parole; i cantautori sono i nuovi poeti, prendono il posto scomodo di romanzi interminabili, capaci di concentrare una storia in tre minuti e una lezione universitaria dentro lo spazio di una rima. E Niccolò sa farlo in modo naturale,  celebrando la bellezza. Con un suono ricercato e strano che sembra uscire da una stella e la voce quasi dimessa, ma elegante, che fragile e sincera ci racconta quello che ha pensato sulla vita sua e degli altri uomini, con cui sa bene mischiare le emozioni.

C’è una canzone che la spiega chiaramente, la sua dote di empatia ed é la numero tre in scaletta. Parla poco di sè stesso, con noi. È timido, lo è sempre stato. Io conosco bene mio “fratello”. Non gli interessa mangiarsi il palco per risplendere di gloria, e lo dice chiaramente. Vorrebbe quasi diventare uno strumento anche lui, la cassa armonica suonata direttamente dalle stelle a commento delle immagini oniriche che si alternano alle sue spalle e alle idee bellissime che compongono i suoi testi. Una di queste stelle gli è di ispirazione, ancora, e riesce malgrado tutto a riscaldargli il cuore. Le canzoni, quelle vecchie e quelle nuove, le conosco a memoria, mi trattengo dal cantarle forte e dal ballare tra le lacrime, come faccio spesso in sede di concerto. La mia amica è un tipo serio, la metterei in imbarazzo. È anche tanto più alta di me, sembreremmo Pinocchio col gendarme. Sorrido perchè la vedo conquistata, e so che ora lo amerà anche lei. Come merita, da così tanto tempo. Mai una caduta di stile, Niccolò, nella vita e nella musica, mai un compromesso furbo per fare il pezzo accchiappasoldi dell’estate, un’ospitata scema in qualche show di ballerine. Lui e la sua chitarra, o la tastiera, pochi amici musicisti di accompagno e quelle parole perfette. Io sono in galleria, do uno sguardo sotto e nell’onda di persone riconosco la criniera e gli occhialini di Simone Cristicchi, altro maestro di parole e musica, che lo applaude in piedi, commosso. E penso: che bello, tra artisti riuscire ad essere felici e partecipi del successo altrui.

E mi arriva l’ennesima conferma che le anime simili sono felici insieme. E nonostante questi siano, come lui canta, “i giorni in cui capirsi è complicato, i giorni fuori tempo… l’unica cosa che conta, è amare quello che ho intorno e sentire in faccia il vento”. Grazie, Niccolò, rimanici intorno, e sai che ti ameremo.