D.o.r.i.a.n.a.

Doriana ti guarda dritto in faccia, è un dialogo al cellulare, come siamo abituati a fare oramai tutti noi, risultato della contemporaneità sociale a sua volta frutto di un lento scivolare su un piano impercettibilmente inclinato, davvero pochissimo, da non avvertirlo, però sufficiente per spingere tutti in una sola direzione, come si fa con le briciole su una tovaglia del dopo cena. Tutti ammucchiati per essere scaraventati in un unico secchio.

Sembra un Istant-movie, ma non lo è, visto che i riferimenti temporali appartengono al primo lockdown che ha interessato l’Italia. Eppure ci risiamo, come se questi lunghi mesi si fossero atomizzati in un’unica bolla, dove tutto è vero, dove è come se tutto il dolore, il rimpianto, la disperazione esistessero sul serio, ma in un eterno presente, accumulati sullo spazio esiguo di un ripetitivo e unico attimo di vita.

Lama di coltello lucente come uno specchio, infinitamente sottile, capace di incidere le carni e provocare dolore profondo ma non immediato. Dolore sedimentato e per questo ancor più devastante. Così sono le parole di Doriana. Un racconto di sé, un racconto della sua immagine pubblica, un racconto di ciò che non è più. La marea degli eventi talvolta travolge e non ti resta che la resa per sopravvivere, se ti interessa farlo. Questa è Doriana, una che dice senza mezzi termini chi è stata, cosa si aspettava dalla sua vita, cosa le piaceva far riflettere all’esterno del suo io. È amara Doriana quando parla, perché sa che la marea ha vinto. Non ha scampo, è impotente, le onde anomale infuriano sulle coste di ogni continente possibile ed esistente: è finita. Il nemico è talmente enorme che non hai occhi fatti per vederlo. E così diventa invisibile, ancora più terrorizzante, potente, imbattibile.

Doriana ha perso le sue certezze, le sue sicurezze, ha dovuto rinunciare senza capricci a ciò che possedeva, o almeno ci prova. La sua freddezza, forse più apparente che reale, è la soluzione alla morte sicura, è garanzia di prosecuzione dentro una nuova pelle. Doriana incarna la negazione dell’empatia, incarna rassegnazione e calcolo, incarna se stessa, ma parla in nome di un esercito di persone. Doriana ha avuto voce per darla anche a chi non ha potuto parlare.

Bellissimo esperimento questo film di Mariano Lamberti, regista dalle felici visioni, sempre originale. Un art-movie girato interamente con un cellulare e che vede protagonista Caterina Gramaglia, sicuramente uno dei talenti più particolari e solidi tra le attrici italiane. Il testo è frutto della felicissima penna di Roberta Calandra, che l’aveva inizialmente ideato per il teatro.

Complimenti!

 

Ritengo la narrazione uno dei piaceri più appaganti della vita. Amo le auto, da sempre. Il primo giocattolo che mi ha calmato da neonato è stato un modellino in latta. Adoro scrivere delle quattro ruote. Adoro scrivere in generale. Ci metto anima, istinto, ritmo e passione.