Gemito, la follia che non merita elogi

Un vicolo cieco al termine di un corridoio a senso unico. Voci nella mente, che come altrettanti aghi iniettano pensieri contrastanti. Incalzanti, avvolgenti. Un senso di persecuzione, la vergogna, il disonore.

Invidiosi della mia arte, tutti ce l’hanno con me. Pazzo, pazzo, pazzo. Tutti sanno che sono uscito dal manicomio. E lei, lei mi tradisce.

C’è tutto il senso della pazzia, un baratro in fondo a un vicolo cieco, nessuna speranza a lenire la disperazione, nell’impietoso ritratto di Vincenzo in Gemito, l’arte d’ ‘o pazzo, in scena al Piccolo Bellini di Napoli fino al primo maggio.

quei fantasmi interiori non meritano elogio alcuno

Ci sono gli sforzi generosi degli amici, la pazienza devota di una moglie, la vicinanza di una comunità a rappresentare il fatto che la solitudine è spesso una illusione. Si tratta di vero amore, destinato però ad annichilire di fronte alla soverchiante potenza dei fantasmi generati a profusione dal male oscuro della follia.

E mentre Antimo Casertano, prodigioso interprete di Gemito – artista che ne rappresenta un altro, in una simbiosi che fa onore a entrambi – si straccia le vesti e soccombe al suono delle voci che gli ronzano in testa, impetuose, incessanti, subdole, metafisiche, è chiaro a tutti che quei fantasmi interiori non meritano elogio alcuno.

Nulla varrà a riportare il genio in senno: non l’amore della moglie, splendida “Nannina” che lo sostiene col sudore, l’anima e il corpo di Daniela Ioia, non l’affetto dell’amico, sincero e calunniato, messo in scena dall’intenso Luigi Credentino.

Un calice amaro di vero teatro

Gemito è sconfitto ancora prima di combattere, tramortito da se stesso, paralizzato nelle proprie oscure convinzioni e, fuggendo dal male che lo coglie, non fa altro che inseguirlo, procurandosene di più, alimentando insicurezze, in un impietoso circolo vizioso che conduce alla catastrofe interiore. Dando retta ai fantasmi, che Ciro Kurush Giordano Zangaro incarna in Carlo V – geniale sublimazione della regia dello stesso Casertano – Gemito sprofonda nel territorio della psiche dal quale originano tutti i mali.

Non c’è lieto fine in questa storia, così come nella biografia. Un teatro che non sfugge alla realtà, coraggioso nel dire bene al bene e male al male, che sfugge dai colpi di scena per restare aderente alla verità. Nella sregolatezza s’intravede il genio, da consegnare ai posteri; nel genio, come spesso accade, lampi di follia, da consegnare a se stessi.

Un calice amaro di vero teatro.

 

Abbiamo visto:

Gemito, l’arte d’ ‘o pazzo

di e con Antimo Casertano

con Daniela Ioia, Luigi Credendino, Ciro Kurush Giordano Zangaro

scene Flaviano Barbarisi

costumi Antonietta Rendina

al Piccolo Bellini di Napoli

fino al primo maggio. Info qui.

Si ringrazia l’Ufficio Stampa

 

ph: Nina Borrelli

L’idea di creare amuse .it è stata sua. Ma è il suo unico merito, tutto il resto è opera di tanti altri. Non va mai a dormire se non è morto di sonno. Scrive dalla tenera età; ama viaggiare, scoprire, conoscere. Emozionarsi.