’A PUTECA DE’ E LEGGENDE NAPULITANE

Ci sono periodi in cui, pur non volendo, hai le emozioni che corrono sottopelle, una seconda epidermide elettrica che vorrebbe esplodere in miliardi di scintille

Ci sono periodi in cui, pur non volendo, hai le emozioni che corrono sottopelle, una seconda epidermide elettrica che vorrebbe esplodere in miliardi di scintille, fare fuoco, luce, irrompendo nella solita composta quotidianità. I giorni prenatalizi sono proprio uno di quei periodi. Sarà che ti ricordano che hai dovuto imparare ad amare alcune persone nell’assenza, sarà che un certo tipo di spiritualità aleggia, sarà per tanti diversi motivi, ma quella sensazione è forte e presente, vuole farti scoppiare il cuore!

E mi è scoppiato il cuore finalmente! Mi si è incendiato proprio. Quando sul palco, in apertura di spettacolo, le Kalika, hanno intonato “Carmela” di Sergio Bruni, rivelando una maestria di armonizzazione che mancava da tanto tempo al mio udito, sono stato davvero bene. Tutta l’elettricità cumulata mi ha attraversato, mi ha fatto bene, mi ha dato energia!

E la magia ha continuato ad invadere la sala con l’arrivo del primo attore sul palco, e via via sempre così, una sorpresa dopo l’altra

Anche a questo serve il teatro. A sbloccarti in qualche modo, a scuoterti, forse a percuoterti, a gridarti contro, a tirare fuori le emozioni con lo stesso vigore che useresti per salvare qualcuno da un precipizio. E la magia ha continuato ad invadere la sala con l’arrivo del primo attore sul palco, e via via sempre così, una sorpresa dopo l’altra.

Di solito, quando assisto ad uno spettacolo mi concentro più sul sottotesto che sulle parole effettivamente pronunciate dagli attori. Per “’A puteca de’ e leggende napulitane” mi è venuto spontaneo concentrarmi sulla maestri degli attori, sui loro visi, sulle espressioni, sulla restituzione spontanea e generosa di tutti i sentimenti, di tutta l’elettricità che il personaggio rappresentato aveva dentro di sé.

Ho visto, nitida, la breccia di Port’Alba. Maria la rossa l’ha descritta. Ed io l’ho immaginata come la natura di una donna

Ho visto, nitida, la breccia di Port’Alba. Maria la rossa l’ha descritta. Ed io l’ho immaginata come la natura di una donna che voleva ingrandire la propria famiglia. La città cresceva e invece delle mura che escludono, nasceva una porta che al contrario accoglie ed include. E quando accogli e includi, arriva, inevitabilmente, anche qualcosa di tossico, che quella volta ferì tanto Maria da farle capire che forse, aderire alle convenzioni, non sempre conviene.

E via via, tanti personaggi a rappresentare, ognuno in un modo, diversi momenti di tristezza e riscatto, tutti accomunati da un alone fiabesco, sospesi in un tempo che nega se stesso, in un quando che diventa mai, che rende la metafora universale, sempre più verosimile, lasciando la finzione recitativa per farsi esempio possibile di vita. È stato uno di quegli spettacoli che mi hanno fatto uscire col sorriso, di nuovo all’aperto, a respirare la stessa aria che respirò Maria, passando su una strada che fu solo breccia. A Natale cerchiamo tutti un po’ di magia, ne sentiamo il bisogno, ma spesso non arriva perché non sappiamo dove andarla a cercare. Questa piece va in scena anche domani. Andateci, lì troverete la fiaba!

Magnifico il cast, capace di recitare con tutto il corpo e con tutti i sensi. Maria, Colapesce, la Regina Giovanna, erano tutti lì, in carne ed ossa. Chissà se si sono accorti che tantissimi occhi stavano a guardare proprio loro!

Abbiamo visto ’A PUTECA DE’ E LEGGENDE NAPULITANE

Al Teatro Tram di Napoli

testi di: Diego Sommaripa, Tommaso Vitiello, Noemi Giulia Fabiano, Silvio Fornacetti,  Gennaro Esposito,Vittorio Passaro

Con: Vittorio Passaro, Diletta Acanfora, Laura Pagliara, Diego Sommaripa, Cristian Chiummariello, Vincenzo Lettieri

Costumi: Dora Occupato

Musiche: Gianluigi Capasso

Foto: Umberto Averardi

Regia: Diego Sommaripa

Si ringrazia l’Ufficio Stampa nella persona di Chiara Di Martino

 

Ritengo la narrazione uno dei piaceri più appaganti della vita. Amo le auto, da sempre. Il primo giocattolo che mi ha calmato da neonato è stato un modellino in latta. Adoro scrivere delle quattro ruote. Adoro scrivere in generale. Ci metto anima, istinto, ritmo e passione.